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Luetico amarcord
post pubblicato in Diario, il 24 giugno 2010

Il bel marinaio con gli scrupoli a singhiozzo, il figo che non bacia mai, quello così bravo che ci voleva la squadra di pompom girls per gridare il suo nome, quello che osava pronunciare la parola “sveltina” (c’est pas chic), quello per curiosità, quello per noia, quello sposato che si preoccupava di essere cornuto, quello che mi sembrava di farlo con mio fratello, quello perché ce l’ha grosso, quello negato sia per la conversazione sia per il sesso, quello che non ricambiava ma poi ci stava, quello che ricambiava, quello che non ricambiavo io, quello che ancora non ho capito perché, quello “perché no?”…Porca miseria, li rimpiango tutti.


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C'est pas chic: il numero anonimo
post pubblicato in C'est pas chic, il 2 giugno 2010
Chiamare da un numero criptato è segno di estrema maleducazione.

La differenza di condizione tra colui che chiama e che conosce l'identità della persona chiamata, rispetto a quella della persona che risponde, e che non sa a chi sta per parlare, altro non è che una moderna declinazione del cafonissimo refrain "lei non sa chi sono io".

Quando poi il numero anonimo appare nella lista delle chiamate non risposte, l'effetto prodotto è lo stesso del ragazzino che suona al citofono e scappa. 

Personalmente non rispondo mai quando si affigge un numero anonimo: ho notato che è l'accessorio preferito degli scocciatori.

Non è possibile avere personalità e contemporaneamente nascondere la propria identità per fare una semplice telefonata.

La persona Chic è educata e disponibile.

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Diventare qualcuno
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2010
Ultimamente mi chiedo se sono diventata qualcuno.
Saranno i quaranta che incalzano, sarà che mia madre non mi ha conosciuta adulta.
Sarà che mi sembra di leggere nello sguardo degli altri che, se voglio, posso ottenere qualsiasi cosa.
Sarà che non ho ottenuto granché, principalmente per incapacità di mantenere uno sforzo costante.

Il problema è che ho un ego smisurato.

Vorrei essere diventata il mix perfetto tra Madre Teresa e Paris Hilton.

Salvare il mondo, su tacco 12.

Ma salire le scale coi tacchi fa un male cane alle ginocchia.

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Le bambine rosa e la fine del femminismo in Italia
post pubblicato in Diario, il 9 aprile 2010

Dopo mesi e mesi di silenzio mi è bastato passare una settimana in Italia per fami tornare la voglia di scrivere post – sarà che il bel paese mi esasperama è fonte d’ispirazione (che per me risiede, come sanno i forse sopravvissuti lettori,nella polemica).

Ho percorso il Paese afflitta dalla visione delle bambine rosa. Avete notato, vero, che in Italia moltissime bimbe sono vestite di rosa, con le scarpe rosa e la cartella rosa, con le magliettine vezzose, i fiocchetti in testa e le gonnelline corte? Questo vuol dire che già a quattro anni, la femminuccia si piega ad una visione stereotipata del suo ruolo. Dopo le lotte femministe per avere la Barbie metalmeccanico o astronauta, le nostre figlie hanno deciso di diventare loro stesse delle bamboline. Se aggiungete che ho preso il treno da Roma a Parigi e,dopo aver chiesto di cambiare cuccetta, mi son vista proporre di ringraziare un controllore 50enne in natura invitandolo a casa mia a Parigi, si può affermare che c’è stata involuzione.

Se a me che sono cozza e quasi quarantenne, viene proposto un servizio (che mi spetta in quanto utente dietro semplice pagamento del supplemento) in cambio di una relazione sessuale, e se le bambine si vestono di rosa pensando che il loro ruolo sia di corrispondere alle bamboline oggetto di desiderio che diventeranno da grandi, cosa rimane alle donne italiane ?

Una povera ragazza intelligente e, per sua sfortuna, carina, si vedrà perennemente rimandata al suo ruolo di oggetto sessuale. Basta guardare come si vestono le donne di primo piano. Non mi sembra che a Vespa o a Brunetta si chieda di mettere magliettine trasparenti e aderenti. Che bella conquista: la donna italiana in carriera ora può apertamente essere “sexy”, per lei è una dimostrazione di forza e supremazia. Per “intelligente” devi arrivare almeno all’età di Margherita Hack, o assomigliare alla Rosi Bindi. Tutte le altre infila dal parrucchiere, stivale col tacco, silicone e decolleté (mi rendo conto che Shilvio fa eccezione: almeno in questo, pratica la parità tra generi).

Intanto le bambine si abituano a portare i lustrini e far passi di danza, sperando di sposare un calciatore o il figlio del Premier.

Io rimango in Francia, dove “bella presenza” in una descrizione di posto dilavoro è un’espressione illegale poiché discriminatoria, e nessuno mi chiede di dimostrare che il mio Q.I. è inversamente proporzionale alla mia misura di reggiseno.

Cozze, mie co-mitili, emigrate che fate prima!


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Ultimo baluardo della grammatica
post pubblicato in Diario, il 11 ottobre 2009
Boicottiamo tutti quelli che usano l'apostrofo al posto dell'accento (egli e' invece di egli è).
Specialmente i blog dei giornalisti, i TG, alcuni giornali on-line, i siti dei partiti politici...

Vergognatevi, manco una tastiera decente avete.
C'est pas chic/l'ostentazione
post pubblicato in Diario, il 26 settembre 2009
Vestire una bambina di quattro anni in Burberry dalla testa ai piedi è altrettanto volgare che acchittarla in stile Monella Vagabonda.


Eleganza vuol dire anche non mettere a disagio gli altri.

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Napolitano si ricrede
post pubblicato in Diario, il 26 settembre 2009
Da quando Berlusconi va a puttane persino i gay sono diventanti persone per bene.

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Omnia munda mundis
post pubblicato in Diario, il 11 settembre 2009
La ciclica polemica sulle pretese sconcerie della Marcuzzi in TV (http://www.malvestite.net/2009/09/14/cosi-fan-tutte-alessia-marcuzzi-e-il-cazzo-della-mucca/), che sono indubbiamente di cattivo gusto e inutili, ma certo non minano la purezza dei nostri giovani, mi spinge a spiegarvi un semplice funzionamento della psiche infantile.

Il minorenne che assiste ad una scena contenente allusioni erotiche reagisce in due modi:

1. Capisce l'allusione, quindi tanto innocente non è, e non si capisce quale sia il trauma subito, visto che per carpire un rinvio all'atto sessuale bisogna essere a conoscenza dell'esistenza e delle modalità di attuazione di tale atto.

2. Non capisce l'allusione: è troppo piccolo o è cresciuto a casa della Binetti, quindi l'esposizione non avrà alcun effetto. Non ci fa caso, sempre che i genitori non glielo facciano notare tappandogli le orecchie e recitando all'istante una novena alla Vergine dei Sette Dolori, ottenendo nella pura mente del pargolo l'associazione sesso=atto proibito e da zozzoni, che tanti rattusi e politici nostrani ha generato.

Basta con questo discorso ipocrita sul sesso: bisogna spiegare ai bambini che ci sono il sesso, l'amore, il sesso senza amore e l'amore senza sesso. Almeno saranno più preparati in caso di approccio pedofilo.

Poi ditemi perché CSI non lo mette in causa nessuno...mio figlio innocente non è ma quando, a 10 annni, mi ha chiesto come mai sulla gomma da masticare della prostituta assassinata c'erano la saliva di due persone diverse e lo sperma di un terzo individuo, ho deciso di lasciarlo nel dubbio.

Ora, grazie alla scena del wurstel e alla Marcuzzi, posso dirgli la verità.
Gerbilles merveille ! (Gerbilli: accattatevilli)
post pubblicato in Diario, il 12 agosto 2009

Voilà : je donne mes gerbilles.

Poursavoir ce que c’est, voici un lien :

http://www.les-gerbilles.com/

 Ce sont deux couples (ce sont des animaux sociaux qui ne peuvent vivre seuls)

 2 mâles : Tâche (blanc et gris) et Attila (fauve)

 2 femelles : Ginger (noire, très chic) et Flamme (fauve)

 (Vous pouvez les rebaptiser, ils ne comprennent pas leur nom, ils ont le cerveau lisse)

 Ce sont de très mignons rongeurs, qui pourront vous apporter de la compagnie mais sans les désagréments causés par un enfant ou un chien (ou un partenaire).

Avantages:

-Je donne la cage (une cage par couple)

-Il ne faut pas les sortir, les habiller, leur faire la conversation, les éduquer ni les laver

-Ils peuvent rester tout seuls, même pendant plusieurs jours (jusqu’à une semaine)

-Je vous les garde quand vous partez en vacances (plus d’une semaine)

-Ça ne vit que cinq ans (ils sont nés en octobre 2008)

-Entretien minimum : nettoyage de la cage une fois par semaine

-Ça ne fait pas de caprices

-Ils sont toujours contents

 Seul désavantage :

 Ce sont des animaux nocturnes, donc il faut que vous les mettiez dans un endroit séparé de votre chambre pour la nuit (ça gratte et ça court dans la cage).

C’est la raison pour laquelle je les donne : chez moi il n'y a pas de portes et je les entends cavaler la nuit.

 Pourquoi adopter des gerbilles ?

 1.Vous n’avez pas d’enfants, mais vous envoulez

 Quelle meilleure occasion de vous tester pour savoir si vous êtes prêts pour le grand saut !  

Si vous arrivez à vous occuper de 2 petites gerbilles et à trouver le temps de vous laver les cheveux et organiser vos vacances, vous pouvez passer au bébé !

Pour ceux qui me disent qu’il est plus facile d’emmener un bébé en vacances qu’une gerbille, on en reparlera quand vous aurez votre angelot. La gerbille, elle, voyage dans un petit sac de 5 cm.

Vous pouvez aussi les faire dormir dans votre chambre : elles se réveillent plusieurs fois par nuit pour gratter la cage, cela équivaut à un test pour jeunes parents avec bébé qui ne fait pas ses nuits.

Après cette vie commune réussie, vous pourrez dire : « Chéri, je suis prêt(e) pour un bébé ! »

Si les gerbilles sont décédées au bout de quelques mois, c’est la preuve irréfutable que vous ne pouvez pas vous occuper d’un enfant, et votre partenaire vous laissera tranquille à ce sujet.

 2. Vous êtes célibataire, sans enfants

 Vous vous sentez parfois seul, personne pour vous accueillir le soir à la maison.

Voilà le petit animal de compagnie parfait, plus sympa qu’un poisson rouge (et plus résistant) mais moins chiant qu’un chat, un rongeur qui vous laisse libre de voyager, changer de résidence et poursuivre de nouvelles aventures à travers le monde.  

Très utile pour inviter les autres célibataires : « Tu veux voir mes gerbilles ? ».

En plus, ça ne boude pas si vous découchez.

 3. Vous avez des enfants

 Et comme tout enfant, ils veulent un petit chien, mais pas vous.

Proposez-leur d’avoir des gerbilles : même s’ils finissent par ne pas s’en occuper, la charge de travail sera minimale, et vous aurez gain de cause pour le chien.

 C’est aussi le moment de les responsabiliser en commençant avec un animal facile d’entretien, et de lui expliquer comment va le monde (la petite bête mourra sous 5 ans, c’est le moment de lui expliquer ce qui est arrivé à mamie).

 Si votre enfant est fils/fille unique, proposez 2 gerbilles au lieu d’un petit frère pour lui faire compagnie.

 N’hésitez pas, appelez-moi, réservez vos gerbilles pour la rentrée !


Passez le message !


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Non bisogna mai tornare nei luoghi dell'infanzia
post pubblicato in Diario, il 11 agosto 2009
"Amica" del liceo:

- Ah, questo è tuo figlio! Che bel ragazzino, non ti assomiglia proprio, meno male!


"Amico" sorrentino:

- Non sei cambiata molto, ti sei solo inquartata.


Datemi un pala. 
Non so se scavare un buco per sparire sottoterra o se darla in testa al prossimo 'amico' che incontro.




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From fat to fit
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2009
Nuovo corso personalizzato di sport per Wondercozza.

Il coach propone di fare degli esercizi con la palla.

Il coach ha in mente questo:



Wondercozza vede la palla e si immedesima:



Poi, per sfuggire alle sofferenze inflitte dall'esercizio, Wondercozza comincia a sognare ad occhi aperti....eccola affiancata da Platinette e Divine (lo so, una è morta e l'atra lo è artisticamente, ma trattasi di sogno) in una coreografia marina. Tutte e 3 indossano uno spledido costume da bagno anni 50 tempestato di paillettes e si lanciano graziosamente la palla al ritmo di "Coquillages et crustacés".

Una voce annuncia: "Ladies and Gentelmen, ecco a voi le Tri-Checche!"

Buio.
Wondercozza e lo sport
post pubblicato in Diario, il 21 luglio 2009
Wondercozza prova a fermare la propria trasformazione in larva gelatinosa mediante il Powerplate.

Prima lezione.

Coach: Come va signora? Adesso provi ad alzare leggermente le gambe.

Wondercozza, fiduciosa: Ok! (rivolgendosi al proprio muscolo addominale): Dài, alza la gamba!

Addominale: Eh? Chi? Cosa? Che è?

Wonder: Alza la gamba, stronzo!

Addominale: Ma de che? Ma quando mai? Quale gamba?

Coach: Tutto bene signora?

Addominale: E mo' questo chi è?

Wonder: Il muscolo non risponde!

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Dubbi amletici/gastronomici
post pubblicato in Dubbi amletici, il 12 giugno 2009
Perché la cucina giapponese non include gli arancini di riso?
Il riso ce l'hanno, il tempura anche...Mah...

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C'est pas chic/la puzza
post pubblicato in C'est pas chic, il 2 giugno 2009
Bella scoperta, direte voi.
Invece vorrei ufficialmente ribadire che la puzza non è elegante.

Quindi astenetevi dal porgere estremità del vostro corpo e/o capi di vestiario al vostro malcapitato partner, esclamando con gioiosa complicità:
 "Senti come puzza!"

Non solo non è chic, ma spesso conduce al divorzio.

Lo stesso dicasi della fiatella post ingestione di aglio. 
Fiatare in direzione delle vie aeree superiori di un amico e chiedere se per caso vi puzza ancora l'alito è maleducato: non c'è amicizia che tenga di fronte a tale prova.

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Depressione minore
post pubblicato in Diario, il 13 maggio 2009
Mi mancate.

Vi leggo ma non ho la forza di commentarvi.

Vi penso ma non ho la forza di chiamarvi.

Ho pronti i regali per tutti i bimbi nati alle amiche ma non ho la forza di spedirli.

A volte mi viene un post ma poi non ho la forza di scriverlo.

Vivo per inerzia, forse perché non trovo la forza di smettere.



Mi sa che son distimica.

O forse solo afflitta da mancanza di risorse materiali.

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C'est pas chic/SB
post pubblicato in C'est pas chic, il 6 aprile 2009



All'inizio pensavo che l'elettorato di Silvio fossero i furbetti, i bottegai, gli ignoranti e i parvenus. Poi ho capito che per vincere con cotanto stacco, ha puntato su una popolazione molto più numerosa e diffusa in tutti gi strati socioculturali italici: i cafoni.

C’est pas chic/I bambini manifesto
post pubblicato in C'est pas chic, il 16 marzo 2009
A Parigi abito nei pressi di Bobolandia, e devo dire che certe mattine, mente passeggio il canillo per le vie di Abbesses, vorrei far fuori tutte le famigliole a randellate.

Non li reggo più questi genitori soddisfatti, che sembra non abbiamo altro obiettivo che ostentare quanto siano liberi, creativi, affermati ma ancora artisticamente immaturi (come i loro capelli), che tengono per mano i loro pargoli pienamente sbocciati grazie ai corsi di musica e pittura ed allo yogurt bio (ma quello con la confezione iper-design, che costa di più). Tutta questa libertà di espressione da anticonformista-che-va-di-moda si fonda sul rifiuto di impegnarsi: non avere limiti e non darne (consumisticamente parlando, ché mica penseranno seriamente che fare shopping tutti i giorni equivalga ad una filosofia di vita) è semplicemente pigrizia, non è crescere i figli. Tra l’altro dubito che questi cherubini perfetti abbiano mai il permesso di utilizzare appieno la loro libertà di espressione andando male a scuola o, peggio, essendo bruttini: genererebbero troppa energia negativa e i genitori sarebbero costretti a metterli in collegio per preservare il feng-shui della casa.

Faccio notare, a mo’ di conferma, che la stessa mancanza di impegno la applicano ai loro animali domestici: anche i cani (vedi cane di una razza che non ha ancora nessuno ma che presto andrà di moda) li mandano senza guinzaglio e senza educazione, tant’è che mollano delle cacche enormi in mezzo al marciapiede, ed i padroni sono troppo impegnati a sentirsi in armonia con il mondo per raccoglierle. In quei momenti estirperei uno dei ragazzini bobo dal triciclo e con quello ci pulirei la cacca (tanto è bio).

Ma non è tutto, durante la mia ultima passeggiata ho dovuto patire un’ultima fonte di irritazione: la visione di un negozio di abiti e giocattoli per bambini con in vetrina una maglietta, taglia 2 anni, esattamente come questa.

Cosa vuol dire affibbiare di tale messaggio un bambino così piccolo da non potersi nemmeno rendere conto che i suoi genitori sono idioti?

Già trovo intollerabile utilizzare i propri figli per ostentare la propria fighettaggine, ma qui oltrepassiamo ogni limite. Abbiamo già dovuto sopportare le bambine seienni vestite da Barbie-Sgualdrina ed i ragazzini Emo di 8 anni (o i piccoli Totti col codino), come se fosse normale vivere la propria volontà di non crescere grazie al camuffamento dei figli, ma utilizzare icone dell’anticonformismo (vedi Sex-Pistols, Rolling Stones e Che Guevara) su magliette costosissime e taglia baby, è oltre la cafonaggine: è preoccupante.

Effettivamente, no future!

Se proprio ti piace la maglietta punkeggiante mettitela tu: capiremo tutti che sei un quarantenne nostalgico in pieno rigurgito adolescenziale, ma almeno nessuno penserà che sei rincoglionito vedendo come hai vestito tuo figlio.


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Punti di vista
post pubblicato in Diario, il 2 marzo 2009
Grande opera di convincimento per spiegare all'insistente signore nero che ci provava la ragione del mio rifiuto (sono fedele, non razzista).

Stai a vedere che l'adulterio, in alcuni casi, è più politically correct.

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Grands discours pour expliquer au monsieur noir que mon refus n'était pas une question de racisme, mais de fidelité.

Apparemment, l'adultère eût été plus politically correct.

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Epifanìa
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2009
Ieri ho esposto pubblicamente il mio sfacelo fisico ed intellettuale, sperando in un atto catartico (un po' come Liz Taylor che aveva appiccicato una sua foto nuda sul frigo per rimanere a dieta).

La preparazione della trasmissone è stata molto divertente, interessante incontrare persone provenienti da tutta Europa e discutere con loro apprezzandone la cortesia e la tolleranza reciproca delle idee. Non vi è stata alcuna censura ma forse eravamo in troppi per creare un vero dibattito con gli ospiti.

Tutti sono stati infinitamente gentili: gli organizzatori, la produzione, il presentatore, lo staff tecnico.

Cercano testimoni europei diversi per ogni puntata. Vi esorto a partecipare :)

Giochino per quelli che non mi conoscono: quale di queste persone è (wonder)cozza?

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Otium
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2009
Chattando con lo splendido Elfobruno, ho ricordato i tempi in cui passavo le giornate a non fare nulla.

Chi si ricorda i pomeriggi passati al telefono con la migliore amica, lasciata a scuola un’ora prima? Solitamente la telefonata lunghissima serviva solo – se non era inclusa nel giro di telefonate da fare prima di andare alla festa e sapere esattamente cosa pensava di mettersi ogni amica degna di questo nome - a darsi appuntamento per uscire più tardi. Si usciva e cosa si faceva? Nulla, lo struscio. Controllo stile cane da pastore delle varie comitive (chi siete, quanti siete, dove andate), un gelato, interminabili minuti nei negozi di vestiti a tastare i capi uno per uno. Poi a casa.

Più tardi, l’università: quanto tempo libero per farsi il manicure, leggiucchiando i testi e disegnando schemini da evidenziare. Ore ed ore per farsi la doccia, provare le pettinature, i trucchi, decidere che vestito mettere. Ore ad aspettare telefonate da pretendenti vari, ora a chiacchierare, al telefono (ancora), in piazza, al bar, la sera a casa delle amiche (ma non eravamo venute per studiare?), per strada con sconosciuti che pian diventavano amici o storie passeggere, ma abbastanza importanti da occupare le prossime settimane di ozio perfetto e condiviso.

E l’estate? Alzarsi tardi, mollemente buttarsi un pareo addosso e indolentemente arrivare alla spiaggia, leggere al mare, tuffarsi quando si è troppo caldi; tutte le facoltà intellettuali tese a calcolare il tempo di esposizione al sole di ogni parte del corpo, tornare a casa solo per cambiarsi ed andare a ballare.

Dormire il sonno dello scioperato. Sapere con certezza che recupererai presto tutte le ore di veglia.

I panni lavati e stirati, il piatto pronto in tavola, la casa pulita. Pensa solo a studiare. Lo sport per occupare il tempo libero. Mamma vienimi a prendere.

Tutta questa inerzia, questa impressione di avere la vita davanti, questo gustarsi ogni attimo senza incombenze improcrastinabili.

Mai un momento pensare che stavamo sprecando tempo, che se ci concedevamo un po’ di tempo poi non saremmo riusciti a fare il resto.

Diventare adulti è perdere il diritto all'ozio.

Anniversario
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2009
E già un anno che mi riprometto di cominciare la dieta perché non entro più nei vestiti.

Volevo tornare i forma per i miei 30 anni. Ne ho appena compiuti 36.

Se aspetto un altro po' potrò usare la menopausa come scusa.

Parola del giorno:

Sfacelo = Débâcle

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Traduzione/Traduction 2
post pubblicato in Traduzione/Traduction, il 29 dicembre 2008
Buonismo = Angélisme

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Dubbi amletici/onorevoli
post pubblicato in Dubbi amletici, il 4 dicembre 2008
Che fine ha fatto Robertina di Telemike? Coi tempi che corrono, non è che ce la siamo ritrovata al governo senza nemmeno accorgercene?

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C'est pas chic/Facebok
post pubblicato in C'est pas chic, il 18 novembre 2008
 A me pare un covo di guardoni e scopofili, tutti maleducati.

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Traduzione/Traduction
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2008
Visto che lavoro troppo e non trovo il tempo per il blog, e visto che il mio lavoro è tradurre, inauguro una nuova rubrica che mi viene pratica.

L'espressione di oggi è:

Attaccare bottone = Tenir la jambe


Non sembra, ma questa equivalenza è preziosa. Anzi, mica lo so se mi conviene divulgare il mio sapere ai quattro venti...
Handsome
post pubblicato in Diario, il 6 novembre 2008
Obama ha vinto perché è un bell'uomo.

Brutto e nero non ce l'avrebbe fatta.

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Dubbi amletici/pulsioni cattoliche
post pubblicato in Dubbi amletici, il 3 novembre 2008
I gay non possono.
Novità sui rattusi?

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Somebody save me!
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2008
Nonostante i miei disperati tentativi continuo ad essere grassa e stupida.
Intanto il tempo corre.
Qualcuno mi rapisca e mi porti in un centro termale universitario!
Potrebbe andar peggio...
post pubblicato in Diario, il 30 settembre 2008
 Pensa se in Vaticano ci fosse il petrolio...

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One of us
post pubblicato in Nazional popolare, il 22 agosto 2008

Alcuni di voi già sanno quale alta opinione io abbia dello sport come fenomeno di massa.
Le Olimpiadi poi mi irritano ancora di più, con la loro gregarietà pecoreccia, questo identificarsi con una persona sconosciuta fino al giorno prima, il sentirsene rappresentati solo perché nati nello stesso Paese. Odio questa solidarietà selettiva, tutto questo incoraggiare uno che non ti è amico né parente, un atleta che non ti conosce e non sai dove abita, solo perché assomiglia all'archetipo dell'eroe bardato di réclame, mentre il barbone sotto casa che vedi tutti i giorni e col quale hai sicuramente più punti in comune di quelli che hai con un centometrista, il povero perdente come te che ti rivolge la parola ogni volta che gli passi accanto, non merita nemmeno uno sguardo.


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permalink | inviato da wondercozza il 22/8/2008 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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