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C'est pas chic: il numero anonimo
post pubblicato in C'est pas chic, il 2 giugno 2010
Chiamare da un numero criptato è segno di estrema maleducazione.

La differenza di condizione tra colui che chiama e che conosce l'identità della persona chiamata, rispetto a quella della persona che risponde, e che non sa a chi sta per parlare, altro non è che una moderna declinazione del cafonissimo refrain "lei non sa chi sono io".

Quando poi il numero anonimo appare nella lista delle chiamate non risposte, l'effetto prodotto è lo stesso del ragazzino che suona al citofono e scappa. 

Personalmente non rispondo mai quando si affigge un numero anonimo: ho notato che è l'accessorio preferito degli scocciatori.

Non è possibile avere personalità e contemporaneamente nascondere la propria identità per fare una semplice telefonata.

La persona Chic è educata e disponibile.

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permalink | inviato da wondercozza il 2/6/2010 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
C'est pas chic/la puzza
post pubblicato in C'est pas chic, il 2 giugno 2009
Bella scoperta, direte voi.
Invece vorrei ufficialmente ribadire che la puzza non è elegante.

Quindi astenetevi dal porgere estremità del vostro corpo e/o capi di vestiario al vostro malcapitato partner, esclamando con gioiosa complicità:
 "Senti come puzza!"

Non solo non è chic, ma spesso conduce al divorzio.

Lo stesso dicasi della fiatella post ingestione di aglio. 
Fiatare in direzione delle vie aeree superiori di un amico e chiedere se per caso vi puzza ancora l'alito è maleducato: non c'è amicizia che tenga di fronte a tale prova.

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C'est pas chic/SB
post pubblicato in C'est pas chic, il 6 aprile 2009



All'inizio pensavo che l'elettorato di Silvio fossero i furbetti, i bottegai, gli ignoranti e i parvenus. Poi ho capito che per vincere con cotanto stacco, ha puntato su una popolazione molto più numerosa e diffusa in tutti gi strati socioculturali italici: i cafoni.

C’est pas chic/I bambini manifesto
post pubblicato in C'est pas chic, il 16 marzo 2009
A Parigi abito nei pressi di Bobolandia, e devo dire che certe mattine, mente passeggio il canillo per le vie di Abbesses, vorrei far fuori tutte le famigliole a randellate.

Non li reggo più questi genitori soddisfatti, che sembra non abbiamo altro obiettivo che ostentare quanto siano liberi, creativi, affermati ma ancora artisticamente immaturi (come i loro capelli), che tengono per mano i loro pargoli pienamente sbocciati grazie ai corsi di musica e pittura ed allo yogurt bio (ma quello con la confezione iper-design, che costa di più). Tutta questa libertà di espressione da anticonformista-che-va-di-moda si fonda sul rifiuto di impegnarsi: non avere limiti e non darne (consumisticamente parlando, ché mica penseranno seriamente che fare shopping tutti i giorni equivalga ad una filosofia di vita) è semplicemente pigrizia, non è crescere i figli. Tra l’altro dubito che questi cherubini perfetti abbiano mai il permesso di utilizzare appieno la loro libertà di espressione andando male a scuola o, peggio, essendo bruttini: genererebbero troppa energia negativa e i genitori sarebbero costretti a metterli in collegio per preservare il feng-shui della casa.

Faccio notare, a mo’ di conferma, che la stessa mancanza di impegno la applicano ai loro animali domestici: anche i cani (vedi cane di una razza che non ha ancora nessuno ma che presto andrà di moda) li mandano senza guinzaglio e senza educazione, tant’è che mollano delle cacche enormi in mezzo al marciapiede, ed i padroni sono troppo impegnati a sentirsi in armonia con il mondo per raccoglierle. In quei momenti estirperei uno dei ragazzini bobo dal triciclo e con quello ci pulirei la cacca (tanto è bio).

Ma non è tutto, durante la mia ultima passeggiata ho dovuto patire un’ultima fonte di irritazione: la visione di un negozio di abiti e giocattoli per bambini con in vetrina una maglietta, taglia 2 anni, esattamente come questa.

Cosa vuol dire affibbiare di tale messaggio un bambino così piccolo da non potersi nemmeno rendere conto che i suoi genitori sono idioti?

Già trovo intollerabile utilizzare i propri figli per ostentare la propria fighettaggine, ma qui oltrepassiamo ogni limite. Abbiamo già dovuto sopportare le bambine seienni vestite da Barbie-Sgualdrina ed i ragazzini Emo di 8 anni (o i piccoli Totti col codino), come se fosse normale vivere la propria volontà di non crescere grazie al camuffamento dei figli, ma utilizzare icone dell’anticonformismo (vedi Sex-Pistols, Rolling Stones e Che Guevara) su magliette costosissime e taglia baby, è oltre la cafonaggine: è preoccupante.

Effettivamente, no future!

Se proprio ti piace la maglietta punkeggiante mettitela tu: capiremo tutti che sei un quarantenne nostalgico in pieno rigurgito adolescenziale, ma almeno nessuno penserà che sei rincoglionito vedendo come hai vestito tuo figlio.


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permalink | inviato da wondercozza il 16/3/2009 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
C'est pas chic/Facebok
post pubblicato in C'est pas chic, il 18 novembre 2008
 A me pare un covo di guardoni e scopofili, tutti maleducati.

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C'est pas chic: l'ignavia
post pubblicato in C'est pas chic, il 23 luglio 2008
Cosa significano i mocassini a ciabatella, o peggio, le ciabatte fatte a forma di scarpa da ginnastica?
E quelli che prendono il cono gelato e poi lo mangiano col cucchiaino?
Abbiate il coraggio di scegliere: mocassino o sandalo, cono o coppetta.
Le persone eleganti hanno gusti sicuri, prendono posizione e guidano la tendenza senza esserne acriticamente schiavi.

Mica siamo al PD.

P.S.:ne approfitto per ricordarvi che una signora non va in giro s-ciabattando

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C'est pas chic: Madonna
post pubblicato in C'est pas chic, il 20 giugno 2008
La copertina dell'ultimo disco è un'incitazione alla gerontofilia.

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C'est pas chic: la moda tarchiata
post pubblicato in C'est pas chic, il 9 marzo 2008

Di ritorno dall'amena (hem) Catania dove ho rivisto con sommo piacere lui, devo dire di aver notato con delusione l'omogeneità coatta dei nostri gggiovani. Almeno una volta il tamarro era colorito, originale, unico, quasi un patrimonio nazionale, una macchietta nostrana. Ora sono tutti uguali: occhiali a mascherina, cresta in gelatina, pantaloni penzoloni.
Le più terribili (e prive di specchi o senso critico, a quanto pare) sono le ragazze. La maggior parte sono basse e sgraziate. Ignare (e ignoranti) della loro condizione disperata (ché se sei già tozza a 16 anni non hai nessuna speranza di migliorare col tempo), le ruspantelle sicule non trovano di meglio che adottare TUTTE lo stivaletto corto ed il giubotto imbottito (girovita). Quando poi i predetti capi sono bianchi (IL colore dell'italico cafone, individuabile da chilometri anche all'estero) il look sfocia in uno stile Puffetta Trash a dir poco sconfortante. Rimpiango quasi la gonna a palloncino degli anni ottanta.




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C'est pas chic: Sarkozy
post pubblicato in C'est pas chic, il 28 gennaio 2008
Va bene l'ex moglie con gli occhiali da sole durante le visite ufficiali;
Va bene la gita dal topo imperialista con l'amante gatta morta;
Va bene il viaggio in Egitto con mammà.
Ma le giacche tagliate male sono la goccia che fa traboccare il vaso.
Nicolas, trovati un sarto decente: ti stanno larghe di spalle, e sembri ancora più tarchiato.
Almeno Chirac aveva portamento.



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C'est pas chic: la lingerie firmata
post pubblicato in C'est pas chic, il 1 ottobre 2007
Mutande che non si possono lavare a più di trenta gradi.
Gli stilisti non hanno nessuna idea delle norme d'igiene.



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C'est pas chic: il capello rasta
post pubblicato in C'est pas chic, il 13 settembre 2007
È più forte di me: quando vedo una persona che non si pettina da sei mesi, devo reprimere un mancamento.



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C'est pas chic: la gourmette
post pubblicato in C'est pas chic, il 4 settembre 2007
Il braccialetto munito di targhetta con iscritto il nome: fa tanto obitorio.



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C'est pas chic: il complotto
post pubblicato in C'est pas chic, il 2 agosto 2007
Secondo me, la commercializzazione dei pantaloni a vita e cavallo bassi (quelli che dal punto di vista di una vecchia signora come me sembra che te la sei fatta sotto), altro non è che un piano diabolico degli stilisti per vendere più cinture.

Sempre a proposito di buon gusto, ieri ho vista una tutina intera di spugna rosa con strass ed abbinata borsetta chanel rosa confetto. Sarà normale che io abbia provato disprezzo per la persona che indossava la suddetta tutina?



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Tamarrità
post pubblicato in C'est pas chic, il 13 luglio 2007

Il cafone non pensa di essere tale. Se messo a confronto con una persona fine, educata ed elegante, rivendica fieramente la propria prorompente natura. Si sente non ignorate ma genuino, non privo di tatto ma schietto. Uno che parla come mangia, senza sovrastrutture inutili. Tammarro è il contrario di snob. La capezza altro non è che la sublimazione della pia catenina della prima comunione, il tatuaggio è un messaggio universale al mondo de noantri, i vestiti firmati con ben visibile il logo sono espressione di un senso estetico condiviso: io sono ordinariamente figo, mica pretendo di appartenerne a chissà quale casta. Valori semplici, tangibili, immutabili, a portata di tutti, come l’abbronzatura fatta con la lampada. E quelli che non lo apprezzano sono solo dei poveracci che non sanno divertirsi.




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C'est pas chic : m'as tu vu
post pubblicato in C'est pas chic, il 22 maggio 2007
Roland Garros est devenu le must du parvenu. Les gens vraiment chic finiront par ne plus y aller.



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C'est pas chic: la pubblicità
post pubblicato in C'est pas chic, il 9 maggio 2007

Se c’è una cosa che non sopporto, sono quelli che non sanno stare a tavola. A quanto pare pero il resto della società non la pensa come me.

L’ho capito guardando le pubblicità: bambini che tengono il cucchiaino come se fossero privi di pollice opponibile, uomini che tornano dal lavoro di quadrodinamico e che impugnano la forchetta come fosse una paletta; mamme simpatiche che parlano con la bocca piena. Possibile che per comunicare la bontà di un prodotto alimentare ci si debba rivolgere al buzzurro medio?

Non mi dite che dagli attori, ai pubblicitari e story-boarders, passando per il regista e il tecnico delle luci, non c’è nessuno che sappia che bere si dice anche “alzare il gomito” perché, appunto, è il bicchiere che va alla bocca e non viceversa.

O tempora, o mores.

Qui e qui la prova che non ci sono più i cafoni di una volta. Notate come tenevano correttamente le posate.




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C'est pas chic, dans le métro
post pubblicato in C'est pas chic, il 29 aprile 2007
Andare in giro vestiti da coattoni con la tuta acetata, il borsello Louis Vuitton e le scarpe da ginnastica Gucci, le catenazze dorate ed il diamante all'orecchio, e poi farsi beccare senza biglietto.

Ma vendersi il borsello e comprarsi 3 anni di abbonamento? I giovani d'oggi hanno le priorità confuse.



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C'est pas chic
post pubblicato in C'est pas chic, il 21 febbraio 2007



Il nuovo logo per la promozione del turismo in Italia.
Meno male che non pago più le tasse in Italia, ché al pensiero dello spreco di denaro pubblico per pagare un'agenzia che ha concepito questa cagata mi sarebbe venuto un rigurgito esterofilo.

Si noti lo slogan, talemente comunicativo, il Bel Paese meglio di Zorro, peccato che può essere anche inteso in senso negativo (che vacanza, non me le scorderò mai più le cozze alla marinara avariate mangiate da Peppe a Mare) in un italiano sicuramente incomprensibile all'estero (per una volta avrei ammesso qualcosa tipo "Bella Italia", ugualmente ridicolo ma almeno universale).

E quella roba  verde che sembra una lumaca? Della "i" MINUSCOLA, perché non siamo poi un paese così importante, rubata ai cartelli dei punti informazione, non parliamone nemmeno.

Troppo difficile trovare un simbolo che ricordi a tutti l'Italia, magari ci si mettevano il sole e il mare e i piemontesi si offendevano, figuriamoci scegliere un monumento, già immagino tutte le Regioni a tirare il broncio (e che la Torre di Pisa è meglio del Colosseo, e il David dove lo mettiamo?)

Alla pizza non si è ricorso per non offendere gli americani, che pensano sia una loro invenzione.

Quanto allo Stivale, i creativi dell'agenzia non si sarebbero sentiti abbastanza creativi a riciclare una forma geografica esistente.

(ah, si legge "it", come il cugino degli Addams)
 



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C'est pas chic: le braccine corte
post pubblicato in C'est pas chic, il 6 febbraio 2007
Le persone eleganti sono generose.
Quelli ricchi e tirchi sono kitsch.

La classe è prima di tutto una virtù morale.

Corollario: il do ut des dell'arrivista è l'apice della cafonaggine.

A volta bisogna saper dare le perle ai porci. Ça leur fait le palais.



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C'est pas chic: confondere lusso e consumismo.
post pubblicato in C'est pas chic, il 6 febbraio 2007
Il lusso è qualcosa che si apprezza in pochi e non si sbandiera.
Il consumismo è comprare oggetti pensando che siano lussuosi solo perché costano.

Il lusso uno se lo permette, anche se non ne ha i mezzi, solo per amore del bello. E' una scelta edonistica personale, spesso effimera.

Il consumismo è sfoggio.



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C'est pas chic: insistere
post pubblicato in C'est pas chic, il 30 dicembre 2006
T'ho detto di no, grazie.
NO. Preferisco di no.
Mi metti imbarazzo (e questo è mooolto maleducato).
Ma se ho deciso una cosa perché mi devi far cambiare idea?
Chi insiste all'infinito diventa invadente e, di conseguenza, volgare.
Io, che sono educata, non sapendo contro-insistere, finisco sempre per dover accettare a malincuore (e non pensate male, depravati).
Che gente!



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C'est pas chic: il burinese
post pubblicato in C'est pas chic, il 27 dicembre 2006
Dire "impegnativo", specialmente quando si vuol intendere "costoso".
A me quella parola fa venire in mente la lana mortaccina di Sordi.



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C'est pas chic (natalizio)
post pubblicato in C'est pas chic, il 20 dicembre 2006
Spalmicchiare il foie-gras.
Inguattarsi la scatola di cioccolatini avuti in regalo senza offrirli agli ospiti.
Chiedere regali costosi.
Riciclare i regali dell'anno scorso.



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C'est pas chic: le presentatrici del TG
post pubblicato in C'est pas chic, il 27 ottobre 2006

Ora dico, come fa a sembrare seria una che sfoggia una messa in piega da starlette, le labbra gonfie siliconate, le tette da strappona che fan capolino dal décolleté? E dei brillocconi - gentilmente prestati dallo sponsor - che vengono ostentati con cattivo gusto e concomitante schiaffo alla miseria? Ma le avete viste? Sembra debbano partecipare alla fiera della sciùra, altro che donne professionali, che annunciano notizie importanti e parlano ai cittadini medi da pari a pari. Io una che anno dopo anno diventa sempre più liscia e più colorata (nel senso di trucco pesante e capelli mesciati), la manderei a fare la vallaetta, altro che TG. Lo stesso dicasi di Santoro: guarda che la gente pensa tu sia un giornalista, mica un bell'uomo.




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C'est pas chic: i leggings
post pubblicato in C'est pas chic, il 27 ottobre 2006

Erano già orridi negli anni '80, quando si chiamavano pantacollant. Ora che me li sovrappongono pure, ho perso speranza nell'umanità.
Applichiamo la morale alla moda: Non è perché lo fanno tutti che E' BENE.




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C'est pas chic: il SUV
post pubblicato in C'est pas chic, il 20 ottobre 2006

Chi inquina sporca e puzza, e questo non è elegante. Non pensare agli altri ed uscire con una macchina ingombrante che occupa due posti parcheggio normali, è da cafoni. Comprare un' auto che in caso di scontro con un pedone non gli lascia nessuna possibilità di scampo perché è fatta in modo da catapultarlo sotto le ruote della macchina (cf. il "parabisonti" , l'accessorio auto del tamarro) è da cretini. Cercare di farsi notare da più gente possibile solo perchè si ha la macchina più grossa e più costosa, non è MAI chic. Secondo me quelli che comprano il 4x4 andavano male a scuola (e quelli con la Ferrari ce l'hanno piccolo, ma questo è un altro post).




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C'est pas chic: l'onicofagia
post pubblicato in C'est pas chic, il 17 ottobre 2006

Mangiarsi le unghie, dopo l'utilizzare lo stuzzicadenti in pubblico, (magari con la mano a coppetiello così si capisce lo stesso ma sembri ancora più coatto), è la cosa più inelegante e irritante per gli altri che si possa vedere. In generale, non è educato mettere gli altri a disagio, e non c'è nulla di più ansiogeno du una persona che si rode le unghie. Oltretutto, un adulto che ancora non riesce a gestire una pulsione del genere fa proprio una figura da persona inaffidabile. Il Valium è meglio: sarete sempre incapaci di gestire lo stress, ma molto più chic.




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C'est pas chic: la moda sovrapposta
post pubblicato in C'est pas chic, il 12 settembre 2006

Forse non ve ne siete resi conto, ma la moda sovrapposta è stata lanciata dalle miliardarie musulmane che, costrette a coprirsi fino alle caviglie, desideravano sfoggiare ugualmente i vestitini firmati costosissimi che la condizione di schiavitù al marito permetteva loro di comprare. Sono alcuni anni che le vedo deambulare, abbrutite dalla religione e dal consumismo, per gli Champs Élysées, con 10 strati di abiti griffati, dal più coprente al più piccolo. Orribile.
Le ragazze timide, quelle che non hanno il coraggio di avere gusto, si sono subito appropriate di questo look. E' cominciato tutto subdolamente circa 6 anni fa, con quelle che mettevano la magliettina sotto il vestitino con le spalline sottili. Che te lo compri a fare il vestitino a bretelline? Comprane uno con le mezzemaniche che facciamo prima. Notate che spesso le ragazze che si vergognano di mostrare il decolleté sono piallate come sogliole. Io se portassi la seconda starei sempre coi vestitini senza reggiseno, come le fotomodelle. Mah. Si è passati quindi al jeans con sopra il vestitino estivo riciclato, che fa tanto "non ho i soldi per cambiare guardaroba colla stagione". Ripeto, o mostri le gambe, o ti metti una maglietta. Ieri ho visto di peggio, una donna araba con jeans e maglione nero girocollo, e sopra un vestitino firmato di chiffon (per non citare il chilo di collanazze ed anellazzi d'oro e pietroni preziosi e la saccoccia Louis Vuitton , che quando sei alta 1 metro e 20 slanciano da Dio).

Noi che siamo bianche e occidentali, ovvero, considerata la sfiga di essere femmine, quelle messe meglio, dovremmo sfruttare la nostra indipendenza: siamo libere di mettere una minigonna oppure no. Basta con questo atteggiamento da sottomesse complessate.
Cercate di esprimere un’opinione, ogni tanto.

P.S.: per chi volesse rispondermi acidamente che, vista la foto qui sotto, io col vestitino ci faccio schifo, vorrei far notare che anche se ci mettevo il pantalone e la maglietta sotto non è che sembravo una fata, a dimostrazione del presente post.




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C'est pas chic: il criptopovero
post pubblicato in C'est pas chic, il 9 agosto 2006

Ovvero lasciare all'altro la scelta del ristorante e poi lamentarsi dei prezzi troppo alti.
Insistere poi per pagare la propria parte, sospirando e criticando, anche se di solito la norma è che chi sceglie il locale, paga il conto.
Quando non hai soldi devi accettare passivamente gli inviti o declinarli. Non c'è niente di male nell'essere momentaneamente a corto di liquidi (come si dice tra gentelmen). Se preferisci pagare la tua parte celando la tua situazione dietro un velo di dignità, non devi azzardarti a commentare l'importo del conto. Inutile darsi un tono, stile "Ma io i soldi ce li ho, solo che sono veramente pidocchioso!". Essere tirchi non è MAI chic, indipendentemente dalla situazione economica.
La prossima er posto lo scegli tu. Mò famme magnà.




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C'est pas chic: la sigaretta-accessorio
post pubblicato in C'est pas chic, il 7 agosto 2006
Più volgare della sigaretta in generale: la sigaretta accessorio, tenuta con la punta delle dita, a braccio teso, lontano dal corpo, con ostentazione. Tipo sono figa ma la puzza te la becchi tu.



permalink | inviato da il 7/8/2006 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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