Blog: http://wondercozza.ilcannocchiale.it

Otium

Chattando con lo splendido Elfobruno, ho ricordato i tempi in cui passavo le giornate a non fare nulla.

Chi si ricorda i pomeriggi passati al telefono con la migliore amica, lasciata a scuola un’ora prima? Solitamente la telefonata lunghissima serviva solo – se non era inclusa nel giro di telefonate da fare prima di andare alla festa e sapere esattamente cosa pensava di mettersi ogni amica degna di questo nome - a darsi appuntamento per uscire più tardi. Si usciva e cosa si faceva? Nulla, lo struscio. Controllo stile cane da pastore delle varie comitive (chi siete, quanti siete, dove andate), un gelato, interminabili minuti nei negozi di vestiti a tastare i capi uno per uno. Poi a casa.

Più tardi, l’università: quanto tempo libero per farsi il manicure, leggiucchiando i testi e disegnando schemini da evidenziare. Ore ed ore per farsi la doccia, provare le pettinature, i trucchi, decidere che vestito mettere. Ore ad aspettare telefonate da pretendenti vari, ora a chiacchierare, al telefono (ancora), in piazza, al bar, la sera a casa delle amiche (ma non eravamo venute per studiare?), per strada con sconosciuti che pian diventavano amici o storie passeggere, ma abbastanza importanti da occupare le prossime settimane di ozio perfetto e condiviso.

E l’estate? Alzarsi tardi, mollemente buttarsi un pareo addosso e indolentemente arrivare alla spiaggia, leggere al mare, tuffarsi quando si è troppo caldi; tutte le facoltà intellettuali tese a calcolare il tempo di esposizione al sole di ogni parte del corpo, tornare a casa solo per cambiarsi ed andare a ballare.

Dormire il sonno dello scioperato. Sapere con certezza che recupererai presto tutte le ore di veglia.

I panni lavati e stirati, il piatto pronto in tavola, la casa pulita. Pensa solo a studiare. Lo sport per occupare il tempo libero. Mamma vienimi a prendere.

Tutta questa inerzia, questa impressione di avere la vita davanti, questo gustarsi ogni attimo senza incombenze improcrastinabili.

Mai un momento pensare che stavamo sprecando tempo, che se ci concedevamo un po’ di tempo poi non saremmo riusciti a fare il resto.

Diventare adulti è perdere il diritto all'ozio.

Pubblicato il 15/1/2009 alle 17.9 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web