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C’est pas chic/I bambini manifesto

A Parigi abito nei pressi di Bobolandia, e devo dire che certe mattine, mente passeggio il canillo per le vie di Abbesses, vorrei far fuori tutte le famigliole a randellate.

Non li reggo più questi genitori soddisfatti, che sembra non abbiamo altro obiettivo che ostentare quanto siano liberi, creativi, affermati ma ancora artisticamente immaturi (come i loro capelli), che tengono per mano i loro pargoli pienamente sbocciati grazie ai corsi di musica e pittura ed allo yogurt bio (ma quello con la confezione iper-design, che costa di più). Tutta questa libertà di espressione da anticonformista-che-va-di-moda si fonda sul rifiuto di impegnarsi: non avere limiti e non darne (consumisticamente parlando, ché mica penseranno seriamente che fare shopping tutti i giorni equivalga ad una filosofia di vita) è semplicemente pigrizia, non è crescere i figli. Tra l’altro dubito che questi cherubini perfetti abbiano mai il permesso di utilizzare appieno la loro libertà di espressione andando male a scuola o, peggio, essendo bruttini: genererebbero troppa energia negativa e i genitori sarebbero costretti a metterli in collegio per preservare il feng-shui della casa.

Faccio notare, a mo’ di conferma, che la stessa mancanza di impegno la applicano ai loro animali domestici: anche i cani (vedi cane di una razza che non ha ancora nessuno ma che presto andrà di moda) li mandano senza guinzaglio e senza educazione, tant’è che mollano delle cacche enormi in mezzo al marciapiede, ed i padroni sono troppo impegnati a sentirsi in armonia con il mondo per raccoglierle. In quei momenti estirperei uno dei ragazzini bobo dal triciclo e con quello ci pulirei la cacca (tanto è bio).

Ma non è tutto, durante la mia ultima passeggiata ho dovuto patire un’ultima fonte di irritazione: la visione di un negozio di abiti e giocattoli per bambini con in vetrina una maglietta, taglia 2 anni, esattamente come questa.

Cosa vuol dire affibbiare di tale messaggio un bambino così piccolo da non potersi nemmeno rendere conto che i suoi genitori sono idioti?

Già trovo intollerabile utilizzare i propri figli per ostentare la propria fighettaggine, ma qui oltrepassiamo ogni limite. Abbiamo già dovuto sopportare le bambine seienni vestite da Barbie-Sgualdrina ed i ragazzini Emo di 8 anni (o i piccoli Totti col codino), come se fosse normale vivere la propria volontà di non crescere grazie al camuffamento dei figli, ma utilizzare icone dell’anticonformismo (vedi Sex-Pistols, Rolling Stones e Che Guevara) su magliette costosissime e taglia baby, è oltre la cafonaggine: è preoccupante.

Effettivamente, no future!

Se proprio ti piace la maglietta punkeggiante mettitela tu: capiremo tutti che sei un quarantenne nostalgico in pieno rigurgito adolescenziale, ma almeno nessuno penserà che sei rincoglionito vedendo come hai vestito tuo figlio.

Pubblicato il 16/3/2009 alle 10.25 nella rubrica C'est pas chic.

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