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Il buono che avanza

Oggi stavo mangiando una bella mozzarella. Mi è venuta in mente la mozzarella blu tedesca, quella fatta in Italia col latte di bufale brasiliane, quelle DOP di bufala ma di agro campano inquinato. Che scoramento. Quanti anni ci vorranno perché le cose tornino decenti nel nostro Paese? Come abbiamo fatto a rovinare un patrimonio culturale, agricolo, ambientale come il nostro? Basteranno due generazioni? Basterebbero, a condizioni di mettersi tutti d’accordo, a tutti ilivelli. Ci vorrebbe una politica del Buono: una che miri semplicemente a ripristinare o preservare quel di buono c’è o c’era in Italia. Basta con queste politiche del Nuovo. A che serve costruire, se le fondamenta sono pericolanti? Che ce ne importa del ponte sullo stretto, se non siamo nemmeno riusciti a coprire gli scavi di Pompei con una tettoia o a toglierele piante di capperi dalle mura del Colosseo? A cosa serve edificare alberghi sulla costa quando il nostro mare è inquinato da navi radioattive? Perché chiedere denaro all’UE per pubblicizzare i prodotti regionali quando i nostri fiumi avvelenano i campi? Cosa significa la promessa di creare posti di lavoro quando abbiamo affossato il turismo e la cultura, che sono i settori più produttivi? Siamo davvero così stupidi da non capire che salvare le nostre ricchezze sarebbe non solo giusto, ma anche utile? Se non per spirito civico, almeno facciamolo per torna conto.

Pubblicato il 13/11/2010 alle 14.49 nella rubrica Nazional popolare.

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